L'Uomo e le attese dell'Umanità
- Luca Davico

- 2 mag
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Cosa sarà dell'Umanità, soprattutto dopo gli ultimi accadimenti mondiali? Il cammino dell’essere umano non ha ritorno!

L’Uomo va errando sulla Terra, ma nel moto regolare, evolutivo e saggio dell’Universo (Universo = unica direzione); questo è il suo destino in consonanza con gli altri esseri animati e percepiti inanimati del Cosmo. Comunque, mentre le altre creature, incosciamente, compiono la loro funzione evolutiva, nell’armonia ciclica universale, l’Uomo, nel suo vagabondare e con coscienza, imprime intesità di accelerazione o decellerazione al viaggio di Vita, rischiando di occasionare pericolose disarmonicità con il moto dell’Universo, che è la stessa Vita. Essa, infatti, si manifesta in un processo ciclico e infinito di “edificazione” e “disgregazione”, come un fiore che apre i suoi petali al sorgere del sole, di esso si alimenta durante il suo tragitto, e li chiude al tramonto.
Nel moto regolare a spirale della Vita, l’Uomo è uno degli attori del processo evolutivo universale, e la sua chiamata sulla Terra ha una funzione determinante. Egli, infatti, dotato di coscienza, può dare intensità opposte a contributo attivo o passivo della stessa evoluzione; in tal senso, può scegliere di concorrere alla “edificazione” o partecipare alla “disgregazione” del suo moto. Ma l’Uomo vive in un sistema chiuso (Cosmo) che è spinto da un movimento regolare; pertanto, pur dotato di coscienza, egli incosciamente agisce nell’equilibrio del moto universale. L’Universo, infatti, ha intrinseca una saggezza divina che guida il suo movimento in modo intelligente, trascinandosi tutto appresso.
L’Uomo, nella sua evoluzione cosciente, ha percorso e percorre il proprio cammino cognitivo a spirale, che fonda sull’esperienza, trasmutandosi in cultura, per consolidarsi in sapienza; finora, però, questa curva di ascesa consapevole lo ha distratto, fomentandone l’ego, e macchiandolo del peccato di incoscienza, dovuto alla sola ottimizzazione della sapienza. Ed è proprio l’esasperato grado di sapienza attuale che ha prodotto un suo distanziamento epocale dallo spirito intuitivo, permeato della saggezza divina. Questa è la ragione per cui lo stato di coscienza incosciente ha ingabbiato l’Uomo nel labirinto in cui si trova. Ben vengano, quindi, momenti di riflessione, poichè questi sono la spinta intuitiva di saggezza che consentirà all’umanità di ritrovare il filo di Arianna perduto.
Infatti, il segno dei tempi manifesta che il ciclo della sapienza esasperata si avvia al suo tramonto; da esso dovrà nascere un nuovo ciclo di saggezza che infonderà sull’essere umano lo “spirito edificatore”. In tal modo l’Uomo, pregno della sapienza acquisita (sapere saputo), sarà il nuovo “pioniere di saggezza” per tramutarsi in edificatore del moto universale e non più disgregatore.
In questo nuovo ciclo, tutto il sapere accumulato permetterà all’Uomo Saggio di confezionare, per l’umanità, un comodo abito su misura, consono all’epoca che sta germogliando; un abito imbastito non più di lana intrisa di competizione, di sfrenato consumismo e cucito col filo dell’ego, ma realizzato con seta filata d'equilibrio universale e ricamato dal filo di appartenenza a tutto il Creato.







