Peter Thiel e Federico Faggin, il simbolo e il significato
- Redazione

- 2 giorni fa
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Aggiornamento: 4 ore fa

La settimana scorsa, il fondatore di Palantir Technologies e di PayPal, Peter Thiel, è stato chiamato a Roma per partecipare a una serie di incontri, a porte chiuse, con alcuni accademici, politici, finanzieri e professionisti.
La circostanza ha suscitato molte perplessità e opinioni discordanti. Infatti, è trapelato che la conversazione abbia avuto come tema l’Anticristo, non nella sua dimensione escatologica, ma in rapporto a una nuova civiltà tecnologica e di potere, sempre più subordinata all’I.A. e agli algoritmi di Thiel (noi, al suo algoritmo, ne aggiungiamo anche altri, tra cui quelli di Larry Fink e Elon Musk, che rischiano di condizionare l’essere umano e addirittura la sovranità nazionale degli Stati).
Scrive Elena Tempestini su “Nuovo Giornale Nazionale”: “Il nodo non è chi o cosa rappresenti l’Anticristo, ma quale modello di civiltà si stia delineando: da una parte la promessa della tecnologia come emancipazione, velocità, capacità predittiva, dall’altra il rischio che proprio quella stessa infrastruttura diventi uno strumento di concentrazione del potere”.
Le risponde, dalle colonne dello stesso quotidiano, Sergio Restelli, che afferma: “… È una tecnica retorica precisa: caricare un evento reale (un ciclo di incontri riservati) di un surplus di significato simbolico fino a trasformarlo in segnale di qualcosa di più grande…”.
I due estensori, su posizioni dissimili, richiamano, tra l’altro, il pensiero di Federico Faggin e la sua opinione sul potere della coscienza rispetto alla tecnologia.
Lo scienziato, inventore dei sistemi informatici e precursore della I.A., sostiene, ormai da anni, che, solo con l’elevazione del grado di consapevolezza umana può essere annullato il rischio reale della schiavizzazione conseguente all’evoluzione tecnologica; infatti, il computer opera sulla base di simboli che rispondono ad altri simboli senza la determinazione della coscienza e del libero arbitrio.
In una recente intervista, alla domanda: “cosa pensa Professore del tempo che stiamo vivendo, rispetto all’I.A. e cosa comporta per il futuro?”, Faggin risponde: “E’ un tempo molto difficile perché oggi la confusione che esiste tra simbolo e significato è incredibile. Le persone, inclusi gli scienziati, non sanno la differenza tra simbolo e significato; per loro il significato di un simbolo è un altro simbolo, esattamente come lo è per l’I.A. L’I.A. funziona passando da simbolo a simbolo senza capire nulla; infatti, il significato è ciò che si capisce dal simbolo e chi lo può capire è solo la coscienza umana; anzi, ciò che noi esprimiamo in simboli è il significato della nostra esperienza. Non tenere in considerazione questo presupposto, comporta l’alienazione completa dell’essere umano, perché Il simbolo è semplicemente una struttura materiale a cui noi affidiamo il compito di portare un significato, ma il significato non è nel simbolo, il significato è nella coscienza che riconosce quel simbolo e ciò che noi individuiamo in esso è l’espressione della nostra esperienza…”
A questo punto il giornalista chiede al Professore: “Quindi in questo caso la scienza sta diventando un impedimento? Ciò sembra quasi un paradosso, perché la scienza dovrebbe essere la disciplina che ci svela nuove verità? Le leggi che ci governano? E invece?”
Alla domanda, Faggin risponde: “Invece la scienza ha definito l’informazione come il cologaritmo del significato della probabilità che un simbolo si manifesti indipendentemente dal significato del simbolo. Quindi la scienza ha essenzialmente usurpato la parola informazione semplicemente puntando al simbolo e, da questo, a quello successivo più probabile. L’essere umano, invece, con informazione, intende e deve intendere il significato portato dal simbolo, non il simbolo! Oggi purtroppo questa distinzione rischia di venire meno con la tecnologia ed è un fenomeno orizzontale che non interessa solo la scienza ma tutte le discipline dell’umanità: dalla politica, all’educazione, al sociale, dove stanno succedendo fenomeni identici; cioè, dove si rischia di perdere il significato del simbolo…Non le sembra, ad esempio, che quando, attualmente, parla la politica, dica cose di significato?”
Lasciamo alla vostra riflessione il contenuto delle diverse visioni esposte nella speranza di aprire un fruttuoso dibattito di confronto. Dal canto nostro, riteniamo che tutto sia simbolo nell’esistenza umana: la parola, la scrittura, ciò che vediamo, sentiamo, tocchiamo, odoriamo e gustiamo. Tutto ciò che cade sotto i nostri sensi è simbolo, a cui diamo un preciso significato. Tutto ciò che ci circonda nel mondo della materia lo percepiamo e comprendiamo nell’interiorità della nostra coscienza, lo codifichiamo con la ragione e lo immagazziniamo nella memoria. Tuttavia, con la meditazione e il lavoro introspettivo, ci rendiamo conto che, i significati depositati nella nostra memoria, sono insufficienti, carenti, incompleti; ed ecco che, dalla speculazione si aprono nuovi concetti, nuove visioni. È una continua evoluzione, che apre la mente e il cuore a maggiore consapevolezza e alla conquista dell’infinito.







